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Cos'è la Colposcopia - Esame e risultati

Mercoledì, 24 Aprile 2019 11:16
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Semplice e indolore, la colposcopia è l'esame di screening di secondo livello, effettuato per accertare il reale significato di lesioni pre-cancerose emerse dal Pap-test e riconducibili a un tumore della cervice uterina. Rispetto al Pap-test, la colposcopia consente una visione diretta della superficie interna del collo dell'utero, quindi permette di valutare visivamente eventuali aree “anormali”. 

Per l'esecuzione della colposcopia, i ginecologi si servono di uno strumento dotato di lenti a vari ingrandimenti, simile a un binocolo, che prende il nome di colposcopio; in molti casi, poi, in aggiunta al colposcopio, ricorrono anche all'impiego di due specifiche soluzioni - l'acido acetico o il liquido di Lugol - che, applicate sulla superficie interna della cervice uterina, ne consentono una visualizzazione migliore, attraverso il suddetto colposcopio.

COSA SAPERE

Il Pap-test NON ha significato diagnostico: si limita, infatti, a suggerire la presenza di una lesione pre-cancerosa e non fornisce in alcun modo una diagnosi precisa. Lo scopo del Pap-test, pertanto, è quello di operare - tra le donne a rischio di tumore della cervice uterina - una prima cernita dei soggetti che potrebbero prima o poi sviluppare la malattia; in altre parole, il Pap-test serve a distinguere le donne prive sicuramente di anomalie da quelle donne con anche una remota possibilità di predisposizione al tumore della cervice uterina.

È doveroso precisare che la positività di un Pap-test non rende necessario alcun intervento chirurgico, ma impone soltanto di approfondire la situazione con esami più specifici. La conferma diagnostica a un Pap-test positivo circa la presenza di possibili lesioni pre-cancerose o cancerose spetta ad altri esami, primo fra tutti la colposcopia. Come detto, la colposcopia rappresenta l'esame di screening di secondo livello, eseguito per accertare o meno la presenza della lesione pre-tumorale e determinarne sede e gravità; ma non è tutto: l'esame colposcopico, infatti, consente anche la raccolta mirata di un campione di tessuto cervicale sospetto, da sottoporre successivamente a specifiche analisi microscopiche di laboratorio (vedi biopsia cervicale).

Queste analisi sono indispensabili per confermare o escludere anche dal punto di vista istologico la presenza della malattia. La diagnosi istologica sul campione tissutale, raccolto durante la colposcopia, permette di classificare la donna sottoposta alle procedure di screening come affetta o meno dal tumore della cervice uterina e di impostare, in caso di malattia, il trattamento più adeguato.

Risultati

La colposcopia può fornire risultati negativi (colposcopia negativa o colposcopia normale) oppure positivi (colposcopia positiva o colposcopia anomala). Quando i risultati della colposcopia sono negativi significa che l'aspetto del collo dell'utero è normale, oppure presenta segni d'infiammazione o di carenze ormonali. In ogni caso, nulla di ciò che il ginecologo ha osservato mediante colposcopio presentava lesioni cancerose, pre-cancerose o altre anomalie significative in tal senso.

Possibili risvolti terapeutici: se il collo dell'utero è normale, l'unica disposizione dello specialista alla paziente è ripetere il Pap-test dopo un certo lasso di tempo (è lo stesso specialista a decidere quando); se invece ci sono segni d'infiammazione o di carenze ormonali, è prevista una terapia farmacologica adeguata, pianificata dal ginecologo in base a quanto osservato.

Al contrario

Quando i risultati della colposcopia sono positivi significa che la cervice uterina presenta lesioni sospette, che potrebbero avere una natura pre-cancerosa o addirittura cancerosa. Tale riscontro rende necessario effettuare una piccola biopsia cervicale delle aree presentanti le alterazioni lesive più significative, in modo da stabilirne il significato e giungere a una diagnosi precisa.

Possibili risvolti terapeutici: in base alla natura e alle caratteristiche delle lesioni sospette - informazioni queste che emergono dalla biopsia cervicale - il medico ginecologo decide qual è il trattamento più adeguato. In caso di lesioni pre-cancerose o cancerosa, la scelta terapeutica rientra tra le cosiddette metodiche escissionali (conizzazione con bisturi, conizzazione con laser, conizzazione con ansa diatermica e conizzazione con ago a radiofrequenza) e le cosiddette metodiche distruttive (diatermocoagulazione, crioterapia, termocoagulazione e laser vaporizzazione). Quindi, come avviene generalmente in ambito medico, una colposcopia dai risultati negativi indica assenza di gravi patologie, mentre una colposcopia dai risultati positivi indica la presenza di condizioni patologiche che richiedono una terapia ben specifica.

Biopsia cervicale

La biopsia cervicale prevede il prelievo di frammenti di tessuto cervicale dalle aree che, alla colposcopia, sono apparse anomale; tale prelievo è poi seguito dall'analisi microscopica, in laboratorio, del campione così prelevato, a opera di un medico patologo. Il prelievo dei campioni bioptici avviene mediante l'utilizzo di piccole pinze, generalmente senza anestesia e senza causare dolore alla paziente. A prelievo avvenuto, l'invio al laboratorio analisi è immediato. In genere, i risultati della biopsia cervicale, post-colposcopia, sono a disposizione delle pazienti nel giro di alcune settimane (massimo 6, ma molto dipende dall'urgenza di avere una diagnosi definitiva).

RISULTATI DELLA BIOPSIA CERVICALE

La biopsia cervicale effettuata a completamento di una colposcopia può evidenziare:

  • Assenza di alterazioni significative (biopsia cervicale negativa): in disaccordo con quanto evidenziato dagli esami precedenti (Pap-test e colposcopia), significa che il collo dell'utero è sano.
  • Presenza di condiloma, o verruca genitale: questo risultato sta a significare che è in corso un'infezione sessualmente trasmissibile a carico del collo dell'utero, causata all'agente virale noto come Papilloma Virus Umano (il fattore di rischio principale del tumore della cervice uterina).
  • Presenza di displasia cervicale, o CIN (Cervical Intra-epethelial Neoplasia, in inglese, e Neoplasia Intra-epiteliale Cervicale, in italiano): displasia è il termine medico-oncologico che indica una variazione in senso tumorale (variazione pre-tumorale o pre-cancerosa) di un tessuto solitamente di tipo epiteliale; tale variazione può includere alterazioni qualitative, morfologiche e talvolta anche quantitative delle cellule costituenti il suddetto tessuto.
  • Displasia lieve, o CIN I: le alterazioni pre-cancerose a questo grado di displasia cervicale riguardano solo il terzo inferiore dello spessore di cellule che riveste il collo dell'utero; pertanto, il numero di cellule epiteliali interessate è esiguo.
  • Displasia moderata, o CIN II: le alterazioni a questo grado di displasia cervicale riguardano la metà dello spessore di cellule che riveste il collo dell'utero; pertanto, il numero di cellule epiteliali interessate è più che discreto.
    Displasia severa, o carcinoma “in situ” o CIN III: le alterazioni a questo grado di displasia cervicale interessano tutto lo spessore di cellule che riveste il collo dell'utero, membrana basale esclusa; pertanto, il numero di cellule epiteliali coinvolte è elevato.
  • Presenza di adenocarcinoma “in situ” o CGIN (Cervical Glandular Intra-epithelial Neoplasia, in inglese, e Neoplasia Ghiandolare Intra-epiteliale Cervicale, in italiano): è una lesione pre-tumorale (o pre-cancerosa), confinata all'epitelio ghiandolare del collo dell'utero; con il tempo, questo tipo di anomalia può invadere le cellule dell'endocervice e trasformarsi in un tumore delle cellule ghiandolari del collo dell'utero, ovverosia in un tumore della cervice uterina del tipo adenocarcinoma (adenocarcinoma cervicale).
  • Presenza di adenocarcinoma cervicale: è il tumore delle cellule ghiandolari del collo dell'utero (per la precisione dell'endocervice), a cui si è fatto riferimento poc'anzi. È l'esito più grave e temuto di una biopsia cervicale in corso di colposcopia.

 

 

 

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