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AIDS: quali sono i sintomi della primoinfezione e cosa fare dopo un rapporto a rischio

Giovedì, 11 Luglio 2019 17:38
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Ad oggi, i rischi dei rapporti sessuali non protetti sono per lo più noti alla maggior parte delle persone. Tuttavia i medici segnalano ancora l’importanza di una corretta educazione al rischio sessuale in ogni fase della vita, proprio perché le malattie sessualmente trasmissibili (cosiddette MST) sono numerose e non sempre di facile identificazione: alcune di esse sono infatti asintomatiche nel periodo immediatamente successivo al contagio.

L’infezione da HIV, ad esempio, presenta una sintomatologia che è stata individuata con precisione, ma che spesso il soggetto infetto tende a confondere oppure a sottovalutare. Agire con prontezza è fondamentale ai fini di una diagnosi corretta e quindi di un intervento clinico immediato, vediamo dunque di seguito come riconoscere i sintomi di una sospetta infezione da HIV, come analizzarli e quali azioni mettere subito in pratica.

Di cosa parliamo quando parliamo di HIV

Rispetto al rischio sessuale, la prima differenza da sottolineare nell’ambito di una valida informazione clinica è quella tra HIV e AIDS. Cerchiamo di evidenziarla attraverso alcune definizioni di massima, utili a orientarci nei casi in cui abbiamo bisogno di un’indicazione preliminare. Con la sigla HIV si identifica un retrovirus umano, la cui struttura cellulare è caratterizzata dalla presenza di un enzima noto come ”trascrittasi inversa”. A causa di questo enzima, il materiale genetico contenuto nel virus viene trascritto nel DNA, nel momento stesso in cui esso infetta una cellula sana, modificandone così il corredo genetico e trasformandola di fatto in una cellula infetta e a sua volta potenzialmente infettante. Tra i tipi cellulari particolarmente bersagliati dal virus dell’HIV troviamo i linfociti, ossia le cellule sulla cui azione si basa il nostro intero sistema immunitario.

La sindrome dell’immunodeficienza acquisita (AIDS)

Solo nei casi in cui le difese immunitarie del soggetto infetto da sindrome da HIV o sieropositivo siano particolarmente basse, si parla di immunodeficienza acquisita. L’AIDS rappresenta quindi un particolare stadio dell’infezione da HIV, quello in cui l’organismo del paziente è debilitato dal virus HIV al punto in cui il suo organismo si difende a fatica dall’azione patogena causata da altre infezioni.

Primoinfezione: cos’è e come si manifesta

Poiché il virus dell’HIV può attaccare le nostre cellule in diversa misura, senza necessariamente evolvere verso uno stadio di immunodeficienza patologica, diagnosticarne la presenza il prima possibile diventa fondamentale per intraprendere il percorso di cura appropriato all’infezione che possiamo aver contratto. Da questo punto di vista, se pensiamo di aver avuto un rapporto a rischio, dobbiamo sottoporci quanto prima al test HIV, soprattutto in presenza di alcuni sintomi che caratterizzano la prima fase di infezione, cosiddetta primoinfezione. Prima di esaminare la sintomatologia comune alla primoinfezione, facciamo però un passo indietro e definiamo con maggior precisione le modalità di contagio del virus HIV.

Come si trasmette l’HIV

Le modalità di contagio del virus Hiv sono rappresentate dalle occorrenze in cui il sangue, lo sperma, le secrezioni vaginali e il latte materno di una persona sieropositiva entrano a contatto con il sangue di una persona non sieropositiva. Tale contatto ematico può avvenire attraverso lesioni dei tessuti e delle mucose, dalla madre al bambino durante il parto e l’allattamento oppure attraverso scambi di siringhe e trasfusioni di sangue infetto. Le occasioni di contagio più frequenti sono state tuttavia identificate nei rapporti sessuali non protetti, sia penetrativi che orali: è per questa ragione che ad oggi si guarda all’uso del preservativo e dei contraccettivi meccanici come alla più efficace forma di prevenzione del rischio di contagio.

Primoinfezione: sintomi e manifestazioni

Abbiamo visto che aver avuto rapporti sessuali non protetti con una persona sieropositiva rappresenta un rischio di contagio del virus HIV. Di fatto, un rapporto non protetto è da considerarsi “a rischio” anche quando non conosciamo l’effettivo stato di sieropositività del nostro partner: per questo motivo, è importante fare caso a eventuali sintomi che potrebbero manifestarsi, singolarmente o in associazione tra loro, nelle settimane successive a un rapporto a rischio.

I sintomi isolati come prime manifestazioni dell’avvenuto contagio sono di tipo simil-influenzale, con diversa intensità a seconda di variabili quali lo stato psicofisico del soggetto, la stagionalità e altre eventuali patologie contingenti. Tali sintomi sono:

  • stati febbrili
  • mal di testa
  • dolori muscolari e/o articolari
  • mal di gola
  • sensazione di stanchezza o spossatezza
  • dolore e/o gonfiore ai linfonodi

In presenza anche solo di uno di questi stati patologici è sicuramente necessario eseguire un test HIV. Tuttavia, poiché lo stadio di primoinfezione è spesso asintomatico, è fondamentale fare il test anche in assenza di manifestazioni simil-influenzali. Il test HIV rappresenta infatti una verifica cruciale per la nostra serenità e per quella del nostro partner, soprattutto in un periodo in cui, se l’infezione è effettivamente avvenuta, siamo particolarmente contagiosi proprio a causa del proliferare massivo del virus al suo primo ingresso nel nostro organismo.

Test HIV: in cosa consiste e dove effettuarlo

Sottoporsi a un test HIV è un’operazione relativamente semplice, dal momento che consiste in un prelievo di sangue, per lo più dall’incavo del gomito. Tuttavia, è importante individuare insieme al nostro medico di riferimento il momento ottimale per la sua esecuzione. La presenza dell’HIV, infatti, non è costantemente evidente: il virus potrebbe non risultare visibile soprattutto nei primi giorni di infezione (il “periodo finestra”), ossia quando il nostro organismo non ha ancora prodotto gli anticorpi specifici per contrastarlo. Proprio perché il test sonda la presenza nel sangue di tali anticorpi, potrebbe esserci richiesto di ripeterlo nel caso in cui ne abbiamo eseguito uno in un momento di scarso valore clinico. Il test, così come la comunicazione del suo risultato all’assistito, è una pratica anonima; in molti casi non è richiesta alcuna impegnativa o prescrizione medica.

Cosa fare se il test è positivo

Essere affiancati da specialisti è ancora più importante in caso di esito positivo del test. Oltre al supporto di uno psicologo, utile soprattutto nella fase immediatamente successiva alla diagnosi, è poi fondamentale richiedere l’aiuto di professionisti che ci informino circa le dinamiche biochimiche dell’infezione da HIV, affinché possiamo comprenderne appieno la sua evoluzione. Risultare sieropositivi, infatti, non implica automaticamente essere malati di AIDS: aver contratto il virus non significa cioè andare incontro necessariamente a un esito critico. Esistono terapie, come quelle antiretrovirali (che inibiscono l’enzima della trascrittasi inversa) in grado di controllare anche una progressione cronica della malattia e di consentire quindi al soggetto sieropositivo di convivere con essa, adottando i dovuti accorgimenti.

Il parere medico: prima, durante e dopo la diagnosi

La sieropositività, così come molte altre condizioni patologiche, richiede quindi un monitoraggio clinico continuo al fine di mantenere una qualità della vita soddisfacente per il paziente e per chi lo affianca nel percorso di cura. Oltre alle visite specialistiche periodiche, utili a individuare la progressione dell’infezione nel caso dell’HIV è necessario sottoporsi regolarmente a esami di alta diagnostica per rilevare la carica virale e la quantità di linfociti presenti nel sangue.

I risultati di tali esami saranno attentamente vagliati dal nostro medico di riferimento, che ci indirizzerà verso le terapie ottimali per il nostro caso e che si occuperà inoltre di trasmetterci le nozioni fondamentali ad adottare lo stile di vita più compatibile con il nostro nuovo stato di salute. L’HIV, infatti, modifica inevitabilmente il nostro approccio alla sfera sessuale e affettiva: trattandosi di aspetti molto delicati, totale deve essere la fiducia che riponiamo nei medici che ci seguono in questo percorso.

 

 

 

Fonte: blog.unisalute.it

 

 

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